“Tecniche di resistenza interiore: come sopravvivere alla crisi della nostra società”

“Tecniche di resistenza interiore” di Pietro Trabucchi è un libro che unisce alcuni tra gli argomenti che più mi piacciono: analisi della società contemporanea in una veste sociologica, nuove tecnologie (web e social media) e impatto sulle persone, analisi in un ottica di coaching su come superare questo disorientamento della nostra “modernità”.

Viviamo in un’epoca di incertezze, siamo posti di fronte a sfide difficili ma è come se i nostri modelli culturali attuali ci educhino (TV in primis, internet, social network – strumenti di “distrazione di massa”) a non resistere alle difficoltà. “Soggetti dalla forte volontà individuale non sono buoni consumatori. La capacità di resistere alle tentazioni, infatti, va a discapito della propensione al consumo. Il trucco per allevare bramosi consumatori consiste dunque nello sfavorire e impedire un pieno sviluppo delle aree cerebrali che presiedono l’autocontrollo”.

Oggi siamo poco abituati alla “resilienza” cioè la capacità di resistere allo stress e affrontare le difficoltà, l’atteggiamento di andare avanti senza arrendersi, tenere duro, di fronte agli ostacoli: la resilienza è geneticamente insita nell’uomo sin da quando era un cacciatore, ma oggi è sempre più blanda.

La stagnazione attuale dell’economia viene vista come conseguenza del prolungato benessere di cui hanno goduto le ultime generazioni. La gente è disabituata a lavorare duro, a rimboccarsi le maniche e inseguire i propri sogni.

“Le risorse duramente accumulate dalle generazioni passate permettono ai figli di vivere con un minore livello di impegno e affanno. Ed eccoci qui, con il posteriore ben incollato al divano, a guardare la televisione e chattare per gran parte del tempo concesso alla nostra esistenza. Il benessere impigrisce la resilienza, l’atrofizza. La gente si disabitua a desiderare delle mete e disimpara a combattere per raggiungerle.”

Ma la società attuale, anche di fronte al minimo ostacolo ci offre un infinito ventaglio di proposte e surrogati che ci potrebbero far stare meglio: legioni di pillole, compresse, pasticche, accessori, ecc.

Non siamo più abituati a resistere ad una tentazione, a prestare attenzione e rimanere concentrati, a differire una gratificazione in un mondo fatto di istanti. Autocontrollo motivazione resilienza e resistenza sfumano sempre più. Alcuni studi dimostrano anche come chi è riuscito a tollerare l’attesa e a rimandare a lungo la gratificazione ha fatto più strada. Del resto studiare è una questione di volontà e di autocontrollo, prima ancora che di comprensione astratta. E ahimè oggi tutto è fatto in modo per non dilazione più nulla: tutto è possibile qui e ora.

“La connessione perenne in cui oggi siamo immersi rende discontinua qualsiasi attività che si intraprenda. Circa ogni 3 minuti ci si  distrae per guardare le email o i messaggi che arrivano sul cellulare. Se non ne arrivano, allora ci si deconcentra per capire il motivo di questa assenza. Tra le distrazioni digitali più diffuse, c’è il dover monitorare di continuo i propri social network.”

“Essendo basso il livello di autocontrollo, lo stimolo (pubblicitario) penetra a fondo come un siluro nella pancia di una nave, e raggiunge senza ostacoli le parti cerebrali arcaiche. E’ qui che si genera l’insopprimibile spinta all’acquisto”.

Web e social media possono generare una perdita di senso del reale. Non sono affatto fenomeni negativi, ma a volte possono rappresentare delle scorciatoie relazionali perchè è più facile relazionarsi con interlocutori lontani piuttosto che impegnarsi con chi è fisicamente vicino a noi. Passare molto tempo sui social network soprattutto per i ragazzi può portare ad una riduzione della capacità di essere empatici e di comunicare con efficacia, di essere presenti in una relazione reale. Dunque un utilizzo massivo dei social network può portare ad una limitazione della “rete relazionale” reale.

L’assenza di feedback relazionali immediati può portare inoltre ad una perdita dei propri limiti, l’ego cresce e assume una smisurata importanza ai suoi occhi: mancando il pudore di un confronto reale viviamo di autoesibizionismo smisurato (dal raccontare tutto di sè, ad esprimere le proprie deiezioni emozionali, ecc) convinti che ogni informazione e post abbia interesse planetario.

Altra problematica che emerge è il concetto di “delirio della conoscenza illimitata“. “Oggi riconoscere la differenza tra “sapere reale” e illusione-virtuale-di-sapere è diventato molto difficile.

“La distinzione tra vero e falso, tra reale e inventato di sana pianta non passa più attraverso un rapporto personale faticoso con la conoscenza… E’ così perchè c’è su Internet…L’idea che Internet democratizzi il sapere e lo renda disponibile a tutti è in realtà fuorviante..Solo chi è già istruito riesce a farne un uso critico ed efficace, riuscendo a distinguere nell’ammasso informe di notizie e dati le cose sensate dalla semplice paccottiglia. Chi invece non ha strumenti culturali adeguati vive nell’illusione di conoscere”.

“Il rischio spalancato dal mondo virtuale è quello di vivere una vita dove gli eventi reali sono sostituiti dalle proprie ruminazioni mentali, dove si perdono i limiti e i confini di se stessi. Una situazione di fragilità elevatissima, per cui basta un alito di vento di realtà a farci precipitare nella depressione o in situazioni in cui ci si sente svuotati e sopraffatti.”

Tra gli antidoti, anche logici, vi è quello di rendere più consapevole il rapporto con queste tecnologie e limitare consapevoli dei rischi di essere sempre connessi con altrove.

Un libro che sicuramente fa riflettere.

 

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