Il potere delle abitudini

“Il potere delle abitudini. Come si formano. Quanto di condizionano. Come cambiarle”, un libro di Charles Duhigg, analizza la dinamica di gran parte dei nostri comportamenti che si basano appunto sulle abitudini.

Gran parte delle nostre azioni e scelte, sono frutto di comportamenti consolidati e non di riflessioni consapevoli. Tutto ciò influenza ovviamente il nostro lavoro, la salute, la situazione economica, la nostra felicità. Le abitudini divengono pratiche di comportamento consuete, che il nostro cervello ha memorizzato e che permettono alla nostra mente di ridurre gli sforzi. Le abitudini generano una sorta di economia della mente atta ad ottimizzarne le energie.

Partendo da questo assunto, Duhigg ne analizza la meccanica ed arriva a individuare una mappa delle abitudini composta da

SEGNALE —>> ROUTINE —>> GRATIFICAZIONE.

Questo schema vale per tutti i comportamenti standardizzati (come ad es. l’attività fisica, il fumo, il modo di lavorare, i comportamenti rispetto agli acquisti, i comportamenti aziendali, ecc).

C’è sempre un innesco ad una abitudine (ad es vedere un pacco di sigarette, o il suono di una notifica sul cellulare) che genere una routine (fumare, aprire la posta elettronica) che genera una gratificazione (bisogno di nicotina, bisogno di distrazione).

Avendo sezionato il circolo delle abitudini la notizia buona è che le abitudini (in particolar modo “cattive”) possono essere modificate.

Avendo in mente questo meccanismo, l’autore individua alcune campagne pubblicitarie e strategie di marketing che si basano su questi elementi. Analizza il successo del deodorante Febreze, che inizialmente era stato proposto come “elimina odori” ma dai test effettuati le persone non percepivano i cattivi odori come qualcosa di così frequente da innescare una abitudine regolare. Febreze vennè così posizionato nel momento della gratificazione al termine delle pulizie di casa come quel tocco in più per profumare casa, quel buon odore alla fine.

Anche nel piazzare sul mercato il dentifricio Pepsodent, si partì dall’analizzare il segnale (patina tra i denti – che tutti sentiamo), la routine (lavarsi i denti), ma la gratificazione finale proposta (il senso di pulizia) veniva associato alla sensazione di freschezza e pizzicore che attivava il dentifricio con la sua particolare formulazione. E’ lo stesso principio della schiuma nello shampoo, che non è necessaria ma viene ormai percepita come una abitudine dalle persone.

La buona notizia è che una cattiva abitudine può essere eliminata ma anche solo modificata. Come si fa ?

Usare lo stesso segnale per ottenere la stessa gratificazione ma cambiando la routine. Ad es nell’uso di alcool, si possono individuare le gratificazioni che la routine del bere alcool produce (rilassare, offre compagnia seda l’ansia, libera le emozioni, ecc) . Dunque scoprire cosa innesca una routine e quale ne è la gratificazione può essere la strada per nuovi comportamenti. Ad es. in un caso proposto nel libro, si scopri che una paziente “si rosicchiava le unghie” quando era annoiata. Appena avvertiva questa sensazione doveva cercare una stimolazione fisica per cambiare la routine (in questo caso sfregarsi un braccio o tamburellare le nocche sulla scrivania.

Altri esempi legati all’aspetto fisico, sono il bisogno di una pausa per andare al bar a mangiare un dolce, o fumare (ad es la gratificazione di socializzare con qualcuno).

E’ necessario scegliere nuove routine (comportamenti) che offrano ricompense simili. Se identifichiamo i segnali e le gratificazioni, possiamo modificare le routine, perchè il nostro cervello può essere programmato e riprogrammato.

Le abitudini ovviamente oltre che nel privato, agiscono anche a livello organizzativo aziendale. Quando una abitudine viene instillata in azienda, per le persone che ci lavorano diventa una routine, diventando così, automatica. Nel libro viene riportato il caso Starbucks, che trasformò l’autodisciplina in una abitudine organizzativa.

Il modello individuato prevede 4 fasi:

IDENTIFICARE LA ROUTINE (fumare, andare al bar a mangiare dei biscotti) e il SEGNALE DELLE ROUTINE (fame, noia bisogno di zuccheri, un break prima di lavorare, ecc)

ISOLARE IL SEGNALE. Quando avviene più spesso? Dove? ecc.

SPERIMENTARE LE GRATIFICAZIONI. Andare al bar per mangiare un biscotto è dovuto alla fame o al bisogno di socializzare? Nel primo caso una mela potrebbe essere una alternativa, nel secondo caso, visto che il biscotto è un pretesto, si potrebbe andare a trovare un amico, o fare una telefonata. Pertanto sperimentando gratificazioni diverse si può isolare ciò di cui abbiamo bisogno.

ELABORARE UN PROGETTO di cambiamento. Dunque un’abitudine è una formula che il nostro cervello segue automaticamente: quando vede un SEGNALE, svolgiamo una ROUTINE per ottenere una GRATIFICAZIONE.

Ad es se capiamo che andare al bar per un biscotto, è solo una routine per ottenere la gratificazione di 4 chiacchiere con amici, potrò trovare una alternativa nel momento in cui ho questo segnale.

Un bel libro da leggere, per migliorare le proprie abitudini e comportamenti in qualsiasi ambito, partendo dal presupposto che tutti i nostri comportamenti si possono cambiare.

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